Da un abbraccio a... un crowdfunding per Nicosia

Briciole di storia

Si era nell'anno 1263 quando iniziarono i lavori per la costruzione del convento di Nicosia.
Fondato da Ugo da Fagiano, secondo la più tarda tradizione erudita egli avrebbe scelto questo "luogo aspro e selvaggio" sulle pendici della Verruca e rifugio di ladri, briganti e meretrici, proprio per bonificarlo e proteggere i viandanti che spesso venivano molestati e talvolta uccisi. Volle chiamarlo Nicosia in ricordo del suo passato vescovado nella lontana Nicosia di Cipro.
La prima pietra fu posta e benedetta, con una solenne cerimonia, il 21 dicembre dall'arcivescovo di Pisa Federico Visconti.
Nel 1267 il convento e la chiesa intitolati a "S.Agostino, alla Vergine e a S. Tommaso apostolo" erano terminati: da subito al complesso, messo sotto la protezione e la difesa del governo della Repubblica, venne accordata l'esenzione fiscale.
L'8 dicembre dello stesso anno l'arcivescovo di Pisa vi celebrò la messa pontificale, durante la quale presero le vesti 11 monaci, tutti pisani, i cui nomi ci sono stati tramandati da un antico codice oggi perduto: Giovanni da Ceppato, Antonio Lambertuccio, Pietro Mosca, Niccolaio Pellegrini, Paolo Pandolfini, Giovanni da Carmignano, Nicolao di ser Geri (speziale), Simone di Betto da Sancasciano, Benedetto d'Antonio, Stefano da Putignano, Agostino di Bonaccorso e Domenico Della Quercia (converso).
Anche se sotto la regola di S. Agostino, il fondatore volle dare un particolare statuto (Constitutiones canonicorum nicosiensium) ai suoi confratelli: stabilì norme relative all'abito e al letto, al numero dei monaci, dei conversi e dei diaconi, e regole come il divieto di fare lavori agricoli e manuali, e di uscire dal chiostro.
Dopo la morte di Ugo da Fagiano (28 agosto 1268) il priorato passò al monaco Guido e nelle sue mani rimase per molto tempo: ancora nel 1301 una bolla papale delegò il priore Guido a giudicare una disputa tra Guelfo di Pandolfino e il monastero di San Felice in Vada.
Il priore Guido venne sepolto a Pisa, nella chiesa di San Paolo all'Orto, dove purtroppo il tempo ha quasi completamente usurato l'iscrizione sepolcrale; questo testimonia l'unione tra le due chiese, documentata in seguito da diversi atti (del 1346, 1357 e 1367 sono infatti dei documenti nei quali viene ricordato il canonico Ugolino, priore di ambedue i monasteri).
Attraverso alterne vicende, il patrimonio e le proprietà del convento crebbero molto negli anni: esistono numerosi scritti che attestano di compere da parte dei monaci e di lasciti da parte di signori, nobildonne, ma anche di gente comune. Solo per citare un esempio, nel 1403 Guiduccia del fu Bencio  da Appiano dispose di erigere una cappella nella chiesa conventuale, assegnando nello stesso tempo tutti i suoi beni al monastero.
Oltre all'acquisto di terreni, case, dell'acquedotto di Sant'Agata e dell'aggregazione al convento di alcune altre chiese del circondario, in questo clima quattrocentesco di floridezza economica furono eseguiti alcuni importanti ampliamenti riguardanti, ad esempio, il chiostro e l'infermeria.
Inoltre, i privilegi e le esenzioni fiscali che avevano contraddistinto la nascita del monastero vennero riconfermati nel XV secolo dalla Signoria di Pisa (nella persona di Gabriello Maria Visconti) e nel XVI secolo dalla Signoria di Firenze.
Risale al 1503 un avvenimento importante per Nicosia: in tale anno infatti il convento si unì con i Canonici regolari della Congregazione Renana del Santissimo Salvatore in Bologna; con tale unione, approvata il 20 ottobre 1504 da papa Giulio II, si ebbe la prima canonica dei Roccettini in Toscana, che veniva governata dall’abate generale eletto ogni tre anni dal Capitolo Generale.
Nel 1778, quando il convento era ancora affidato ai canonici Roccettini di Santa Maria del Reno, vivevano ancora nel monastero cinque sacerdoti, un converso professo, un chierico secolare e tre secolari di servizio. L'anno successivo un decreto del granduca Leopoldo I  ne decise la soppressione, visto che il convento si era "reso scarso". Le sue rendite, detratte pensioni e obblighi, furono donate alle scuole di Pisa.
Nel 1782 il complesso fu affidato ai Francescani delle SS. Stimmate, che postularono fin dal 1783 la necessità di un nuovo cimitero (ancora oggi esistente e funzionante) portato a compimento nel corso dello stesso anno. Risale a questi tempi l'istituzione della parrocchia di S.Agostino di Nicosia (24 ottobre 1782).
Dopo la soppressione dei conventi attuata dal regime napoleonico, nel 1815 il monastero ormai povero venne ripristinato e, in seguito, affidato ai frati della riforma di San Francesco.
Nel 1833 Nicosia contava 463 abitanti: da ciò si può ben comprendere il rimodernamento della chiesa che si rese necessario per il nuovo ruolo che l’edificio si apprestava a svolgere all’interno della comunità calcesana; in tale spirito grande rilevanza ebbero alcune famiglie nobili con il loro supporto economico.
Nel 1881, infine, vi si stabilirono i frati minori riformati, rimasti fino ai primi anni '70 del secolo scorso. Da allora il convento, non più abitato né curato, è caduto in un progressivo stato di abbandono e di degrado. La chiesa, ancora animata dalla comunità parrocchiale, è stata invece restaurata pochi anni orsono.